I MA.VI.®️ CON GLI ADULTI?

TRA COMPETENZA GRAMMATICALE E LINGUISTICA.

IL DISCORSO DIRETTO E INDIRETTO.

Come spiegare l’utilizzo del discorso diretto e indiretto ad una persona adulta con bisogni linguistici?

Partire con la grammatica tradizionale? Ripetere le formulette studiate a scuola? Fare esercizi scolastici? Usare frasi di esempio?

Siamo ESPERTI MA.VI.®️: questo non ci può bastare…

Anche perché l’obiettivo non è quello di eseguire compiti scolastici (la persona non frequenta alcuna scuola, ma ha desiderio di scrivere e di migliorarsi!), ma è quello di capire come, ma soprattutto perché, usare un discorso diretto o indiretto all’interno di un testo (un racconto, una favola ecc.)

In altre parole, qual è la differenza tra Lei gli disse che non voleva più vederlo e Lei gli disse: “Non voglio vederti mai più!”?

Certo c’è una differenza grammaticale: in un caso si usa una proposizione subordinata oggettiva (che non voleva…), nel secondo l’interpunzione (:”) introduce le parole pronunciate (e il ! ne riporta il tono con il quale sono pronunciate).

Ma, di maggior interesse, risulta essere il fatto che l’effetto comunicativo sul lettore possa essere significativamente diverso!

Vediamo come questo tipo di scelta abbia ripercussioni comunicative all’interno di un racconto (la lingua viva è il luogo dell’educazione linguistica!)

Prendiamo l’inizio de IL PICCOLO PRINCIPE di A. SAINT-EXUPÉRY e ragioniamo sull’utilizzo del discorso diretto e indiretto nei primi due capitoli.

Proviamo a fare qualche considerazione, ben consci del fatto che l’interpretazione è soggettiva e solo l’autore potrebbe spiegare le proprie scelte (peraltro questo è il motivo per cui alcuni testi piacciono ad alcuni e non ad altri, per alcuni un testo è significativo, anzi indimenticabile, per altri risulta noioso o irritante…)

Nel primo capito sono presenti solo due discorsi diretti:

“Perché un cappello dovrebbe fare paura?”

“E’ un cappello”

L’effetto è quello di focalizzare l’attenzione del lettore sull’ottusità degli adulti, che vedono un cappello là dove il narratore aveva disegnato un boa che ingoia un elefante. Da questa superficialità dei grandi prendono il via una serie di riflessioni che accompagnano il lettore durante tutto il testo.

Così, quando nel secondo capitolo, di fronte allo stesso disegno, il Piccolo Principe esclama:

“No! No! Non voglio un elefante dentro un boa!”

subito capiamo che questo strano personaggio è diverso dagli “adulti”… infatti questo incontro (con tutte le avventure che ne seguiranno) cambierà per sempre la vita del protagonista (e anche degli estimatori di questo racconto)!

Queste sono riflessioni da Metodo MA.VI.®️!

Da questa consapevolezza può partire una proposta laboratoriale che, attraverso la marcatura di questi elementi linguistici all’interno di vari testi, aiuterà il nostro allievo a focalizzarsi sia sulla grammatica (sulla forma) delle scelte stilistiche, sia sul contenuto comunicativo che questa scelta comporta!

Valenzano Emanuela

Linguista

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