Avvicinarsi alla lingua scrivendo una storia

I MA.VI.® SCRITTURA come primo passo verso l’apprendimento linguistico per bambini stranieri

Il bambino protagonista di questa esperienza è un bambino straniero in terza primaria, con il quale si è svolta un’attività di potenziamento linguistico di circa un’ora a settimana per tutto l’anno scolastico.

All’inizio dell’esperienza l’alunno, nonostante sia nato in Italia e abbia frequentato regolarmente la scuola dell’infanzia e i primi anni di primaria, presentava uno stadio iniziale di apprendimento della L2, definibile come A2, che inficiava la sua partecipazione alle attività scolastiche.

A fronte di un adeguata competenza cognitiva ben espressa dagli apprendimenti logico matematici (nei quali eccelleva), la percezione era quella di un generale disinteresse per la lingua italiana (parlata o scritta) che lo portava ad un suo utilizzo finalizzato solo al qui e ora dell’esercizio scolastico concreto. Non era presente in lui la voglia di comunicare (se non per ciò che era di particolare interesse o bisogno), né di leggere, scrivere o comprendere argomenti astratti. Pur avendo acquisito i rudimenti di lettoscrittura, non mostrava desiderio di usare queste competenze. Se si spiegavano contenuti scolastici non ritenuti da lui interessanti, tendeva ad evitare l’attività facendo spesso finta di non comprendere (anche a fronte di contenuti espressi con termini e strutture frasali per lui accessibili). La non comprensione, in parte reale e in parte simulata, costituiva un ostacolo agli apprendimenti.

Alcuni indizi indicavano una fatica “culturale”, data dalla differenza di lingua e cultura rispetto a quella di origine, ma anche a una certa “distanza sociale” tra la famiglia e l’istituzione scolastica. Questa difficoltà emergeva nei discorsi del bambino con accenni alla superiorità del proprio paese di origine.

Date queste premesse ci sembrava chiara la necessità di creare un percorso educativo linguistico che permettesse prima di tutto una sorta di avvicinamento “emotivo” alla lingua italiana, permettendo poi un lavoro specifico sulle sue difficoltà, con auspicabili ricadute positive sul livello linguistico complessivo, sul grado di interazione con gli altri e sui suoi apprendimenti.

Nella prima fase si è lavorato sulla relazione: poche richieste e… molto gioco, nel quale l’intuizione e le abilità logico-matematiche avessero la priorità. Una volta costruito un legame di fiducia, era però necessario passare a un piano linguistico…

Subito ci è parso che i MA.VI.® SCRITTURA, con un protocollo adattato, potessero essere una strategia per aiutare il bambino a fare esperienza della nostra lingua in modo divertente. Ma come proporre questo tipo di lavoro a un allievo per nulla disponibile alla riflessione linguistica?

Sappiamo che essere ESPERTO MA.VI.® non significa applicare pedissequamente i protocolli del metodo, ma prima di tutto essere in grado di osservare la situazione e di cogliere quegli spunti utili all’avvio della riflessione linguistica… Si era osservato il bambino disegnare per conto suo… si trattava di disegni ripetitivi nei quali rappresentava robot. Ecco lo spunto! Un giorno gli ho chiesto di mostrarmi un suo disegno, a quel robot abbiamo dato un nome e una caratteristica (cattivissimo). Subito ho anche io disegnato un robot a cui ho dato un nome e una caratteristica (naturalmente buono)… poi gli ho chiesto dove abitassero questi robot e gli ho proposto di disegnare insieme la battaglia…

La settimana dopo sono arrivata con un piccolo libricino che conteneva i nostri tre disegni e una piccola narrazione. Il libricino conteneva il titolo (il nome dei due protagonisti) e il nome del bambino…

La sua reazione emotiva è stata fortissima… subito ha buttato a terra il libricino, tornando a prenderlo subito dopo e osservandolo… aprendo e chiudendo le pagine… chiedendomi di dire cosa c’era scritto e andando a leggere lui stesso…

Arrivati in classe abbiamo mostrato il lavoro ai compagni che si sono subito congratulati…

Il primo passo era fatto… a questo punto il ragazzo incominciava ad essere interessato a raccontare, disegnare e scrivere una storia.

Questa volta è stato possibile fare un lavoro metalinguistico: il ragazzo ha mostrato vivacità nel racconto e il desiderio di alternarsi con me alla scrittura e al disegno.

Naturalmente la sua scrittura era pesantemente inficiata dalla sua immaturità linguistica in lingua italiana, tuttavia era evidente lo sforzo con cui cercava le parole e tentava di scrivere delle frasi, chiedendo spesso conferma, ma soprattutto mostrando di compiere riflessioni linguistiche di non poco conto, ad esempio producendo neologismi che, per quanto inusuali, avevano una corretta struttura morfologica derivativa!

Sfruttando il piacere di rileggere la sua storia, sul testo abbiamo incominciato ad effettuare la marcatura MA.VI.® LETTURA, ragionando così sulle riprese anaforiche, come quando, leggendo una parola indicante un aggettivo riferito ad un solo personaggio ha esclamato: “anche l’altro è così”! Abbiamo perciò modificato l’aggettivo in plurale, marcandolo di entrambi i colori. Oppure quando, insoddisfatto della continua ripetizione dello stesso referente, ha accettato l’uso di una rinominalizzazione (il pronome LUI), poi riutilizzata in autonomia.

Intanto che la sua narrazione migliorava, anche la sua produzione grafica diventava sempre più ricca dal punto di vista narrativo: comparivano particolari che subito voleva che venissero descritti nella storia. Il disegno arricchiva la narrazione linguistica e viceversa, si rileggeva bene il testo prodotto per accertarsi che nel disegno ci fosse tutto!

Step by step il lavoro era condiviso con alcuni compagni e amici, che mostrando interesse per una storia che si presentava come avvincente, lo stimolavano a continuare! In queste occasioni, anche in presenza dei propri amici parlanti la sua L1, l’alunno ha sempre utilizzato la lingua italiana.

Parallelamente a questa attività, durata all’incirca due mesi, il bambino ha incominciato a mostrare interesse per la lettoscrittura: leggendo i cartelloni del corridoio, avvicinandosi ai libri e sfogliandoli, mostrando desiderio di conversare e comprendere ciò che lo circondava. Anche nelle ore di lezione gli insegnanti hanno notato un netto miglioramento, con interventi pertinenti di E, curioso di capire questo e quella cosa…

Al termine del nostro lavoro sul racconto, esso è stato stampato ed è stato oggetto di lettura in classe!

Ormai l’interesse per la lingua italiana e per la lettura era avviato: nei mesi successivi è stato possibile effettuare attività linguistiche di MA.VI. LETTURA anche su altri racconti (quelli de IL CIRCOLO DEI BIMBI SCRITTORI®).

A cascata, questo avvicinamento alla lingua italiana ha prodotto gli effetti previsti. Infatti, al termine dell’anno scolastico E ha migliorato il proprio livello linguistico generale in L2, è in grado di seguire la maggior parte delle lezioni scolastiche; legge ormai fluentemente dal punto di vista funzionale e comprende brani semplici, mostrando anche strategie adatte all’interpretazione di brani più lunghi e complessi; in scrittura è in grado di elaborare piccoli testi semplici. Ha interiorizzato il concetto di “apprendimento” come curiosità e interiorizzazione del sapere. Con una piccola mediazione linguistica è in grado di svolgere le verifiche scritte mostrando di conoscere i contenuti.

Una cartina al tornasole di questo atteggiamento nuovo nei confronti dell’italiano è la scomparsa di commenti adducenti alla superiorità del paese di origine, sostituita da una grande curiosità nei confronti della cultura italiana e dalla volontà di confrontare lingue e culture diverse.

Certo, il percorso è ancora lungo: bisognerà lavorare molto dal punto di vista testuale e grammaticale (MA.VI.® MORFOLOGICI), ma i MA.VI.® SCRITTURA, adattati alla situazione, hanno permesso di passare da una lingua “nemica” a una lingua “amica e compagna di vita” … questo è educazione alla lingua!

Dott.ssa Emanuela Valenzano

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