I laboratori di metafonologia

Se la metafonologia è la scoperta, il riconoscimento e la categorizzazione dei suoni della propria lingua da parte del bambino, e se questa è riconosciuta dalla moderna neurolinguistica come tappa fondamentale dell’apprendimento della lettoscrittura (confermando le intuizioni datate anni ’70 delle dott.sse da E. Ferreiro e A. Teberosky), ecco che diventa fondamentale pensare (o ripensare) alle attività cosiddette di “prelettura” inserendo anche questo aspetto.

Vediamo perciò alcune riflessioni generali, relative ad un ipotetico (e auspicabile) laboratorio di metafonologia.

Infanzia ma non solo

La metafonologia sicuramente indicata nella scuola dell’infanzia (ed in particolare nell’ultimo anno), ma dovrebbe essere compresa nelle attività di scuola primaria, introducendo ed accompagnando l’acquisizione della lettoscrittura. Essa inoltre può essere anche strumento di rinforzo o di recupero durante tutta la scuola primaria e, in casi particolari, anche secondaria)

Divertimento e non prestazione

Il laboratorio dovrebbe introdurre e rinforzare i concetti metafonologici in modo ludico e non prestazionale, possibilmente sfruttando l’associazione con alcuni movimenti (come ci insegna l’esperienza JOY OF MOVING). Così il bambino verrà introdotto alla lettoscrittura attraverso il divertimento, “alleggerendo” un momento a volte carico di aspettative

Prima le sillabe, poi i fonemi, infine le lettere.

A differenza di quanto in molti possano pensare, la consapevolezza metafonologica procede dal “globale” all’”analitico”. Il bambino intorno all’anno identifica le parole come unità (fase pre-sillabica). Verso i 4-5 anni incomincia ad essere in grado di analizzare le parole dal punto di vista sub-lessicale, individuando le sillabe (fase sillabica). La sillaba ha una struttura fonica percettibile in modo più chiaro rispetto al singolo fonema (più facile identificare TA di TAVOLO, piuttosto che il suono T). Successivamente il bambino farà il passaggio al fonema, incominciando a identificare i componenti della sillaba, cioè i singoli suoni (fase fonetica). Solo raggiunta questa fase egli sarà pronto per associare il fonema al grafema, cioè alla lettera, avviandosi a “passo sicuro” verso le lettoscrittura.

Introduzione delle lettere: no a ELLE, EMME, ERRE ecc.

Quando arriva il momento di presentare le lettere? Nella nostra società, esse fanno parte del contesto di vita del bambino, che esposto ad esse, fa ragionamenti e ipotesi sul loro funzionamento. È quando il bambino ha raggiunto il riconoscimento metafonologico dei diversi suoni che è “pronto” per dare significato alle lettere attraverso un’operazione di associazione. In questo contesto, delicato e basilare, non è opportuno utilizzare il nome delle lettere (ESSE, EMME, ecc.) in quanto questo potrebbe creare confusione ed impedire una proficua associazione fonologica… usiamo invece il suono di quella lettera… MAMMA INIZIA CON LA LETTERA “M”.

Successione dei suoni e delle lettere

Per la scansione fonologica si consiglia di seguire direttamente il sistema fonologico della nostra lingua che distingue tra vocali (le prime ad essere riconosciute perché elementi “ponte” tra sillaba e fonema, visto che le vocali possono da sole costituire sillaba) e consonanti. Tra quest’ultime si consiglia di procede spiegando ai bambini i meccanismi linguistici di produzione del suono, naturalmente in modo semplice e comprensibile (ad esempio con l’uso di uno specchio si può mostrare come viene posizionata la bocca nel pronunciare un certo suono, che alcuni suoni sono simili altri molto diversi ecc.) 

Lo scaffolding metafonologico: ad ognuno i suoi tempi.

I giochi metafonologici si prestano a variazioni infinite. Attraverso un’opera di scaffolding (letteralmente “impalcatura”) il bambino viene accompagnato a strutturare le competenze, partendo dal semplice per arrivare al complesso, dal ripetere al fare da solo, dall’uguale alla variazione. In questo contesto ognuno può “collocarsi” con le proprie competenze: alcuni bambini saranno già capaci di compiere quell’azione metafonologica, altri ci riusciranno solo con un aiuto, altri ancora non ne saranno ancora capaci. Attraverso la variazione è possibile rinforzare la competenza permettendo a tutti di raggiungerla con i propri tempi.

Competenze specifiche per uno screening metafonologico: verso un curricolo verticale.

La successione delle competenze metafonologiche permette all’insegnante di avere sotto controllo la situazione individuale e globale, per riformulare le proprie attività o per identificare particolari difficoltà. Identificare queste difficoltà e monitorarle può darci informazioni piuttosto precise su quegli aspetti da “tener d’occhio” durante tutto il percorso di apprendimento della letto-scrittura. Sarebbe ottimale accludere una check list metafonologica alla documentazione già in essere che accompagna il bambino dall’infanzia alla primaria, in modo da permettere un’ottimale impostazione delle primissime attività linguistiche.

Metafonologia per tutti i bisogni linguistici specifici.

Riteniamo nella nostra esperienza che le attività di metafonologiche siano utili anche in quei casi di apprendimento difficoltoso della lingua. Sapendo che ogni situazione è “a sé” e frutto di diversi fattori, facciamo alcuni esempi: nelle indicazioni ministeriali per i DSA si specifica che la metafonologia risulta particolarmente utile per migliorare l’apprendimento della lettoscrittura e la autopercezione delle proprie difficoltà; con i bambini stranieri può aiutare a strutturare una consapevolezza dei suoni della lingua che stanno apprendendo; nei casi di ritardi di linguaggio, queste attività accompagnano lo sviluppo della competenza nella propria lingua; in caso di ritardo dello sviluppo si pongono le basi per un apprendimento graduale e con tempi adeguati alla lettoscrittura ecc.

Dott.ssa Emanuela Valenzano, Linguista

Bibliografia:

Berruto G., Corso elementare di linguistica generale, Torino, utet/De Agostini, Novara 2006.

Ferreiro E., Teberosky a., La costruzione della lingua scritta nel bambino, Giunti Barbera, Firenze 1985

Grimaldi m., il cervello fonologico, Carocci editore, Roma 2019

Pubblicato da Maria Michela Sebastiani

Pedagogista, titolare dello Centro Pedagogico Linguistico di Torino

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: